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venerdì 13 gennaio 2012

Amore a Distanza è Possibile? I Rapporti di Coppia a Distanza Funzionano?

I casi della vita ci portano a volte ad amare persone che vivono lontane da noi, altre volte accade invece che due innamorati debbano separarsi per cause di forza maggiore…
E’ possibile che l’amore continui o fiorisca anche quando una grande distanza separa una coppia innamorata? Ed in particolare quali condizioni influiscono maggiormente sui rapporti di coppia a distanza?

L`amore è una forza così intensa tanto da pretendere la vicinanza, il contatto, la presenza della persona amata nella vita dell’innamorato. Ma quando eventi come la partenza di uno dei due, causa iscrizione università oppure per motivi di lavoro o per risolvere problemi economici, irrompe a separare le vita di una coppia, cosa succede e che speranze ci sono che la coppia sopravviva ?
Personalmente ho avuto modo di sperimentare, spesso con dolore, l’ amore a distanza. In particolare la cosa più traumatica è l’assenza del contatto profondo e della condivisione della crescita.
Insomma quando vivi insieme e vicino alla persona che ami, cresci e ti evolvi con lei, crei una sorta di comunione delle esperienze e ti confronti giornalmente su pensieri e sentimenti, condividi gioie e dolori.
La distanza distrugge tutto ciò in un solo colpo, privando l’amore della continua esperienza diretta, dell’arricchimento, della condivisione. Più in particolare lunghe telefonate non potranno mai sostituire un abbraccio intenso, una carezza, una lunga conversazione occhi negli occhi.. L’ amore a distanza tende a vivere e sopravvivere solamente grazie ai ricordi e si ferma, senza evolvere, ai momenti precedenti la separazione.
Chi lascia l’ amore per vivere in un altro paese od un’ altra città, in realtà sta per vivere un radicale cambiamento di prospettive, visioni ed opportunità. E’ molto probabile che si arricchirà di tante nuove esperienze e magari grazie ad esse ed agli insegnamenti della nuova vita vissuta sarà un uomo od una donna migliore. Ma queste persone rinnovate riusciranno o vorranno ancora sentirsi legati al passato, a qualcosa frutto di una vita che non condividono più.
Credo in effetti che le persone e gli incontri dipendano molto dalle circostanze, dalle prospettive, dalla filosofia e dagli stili di vita. Le esperienze, la nostra stessa visione del mondo influisce nella scelta di chi conoscere e di come sviluppare le relazioni. Se i presupposti cambiano in seno alle nostre convinzioni ed alla nostra esistenza, cambiano anche le relazioni con le persone che ci circondano.
Detto ciò, una crisi è possibile quando dopo tanto tempo separati, nei pochi incontri sporadici ci si rende conto che ognuno si è evoluto ed è cresciuto in maniera totalmente autonoma, differente e molto spesso ci si trova di fronte persone molto cambiate, che non combaciano con la stessa prima della partenza.
La distanza comporta che ognuno cresca e faccia esperienze in maniera indipendente dall’altro, con il rischio di non trovare un nuovo punto d’incontro per la coppia. Questo non vuol dire che una coppia davvero innamorata non possa sopravvivere a lunghi mesi di distanza, vuol essere solo una opinione personale circa la reale difficoltà che consegue dal vivere un tale amore. In effetti più l’ amore è forte e più è probabile che gli innamorati faranno di tutto per riavvicinarsi nel breve tempo possibile ed a qualsiasi costo, perché per esperienza personale se c’è un così immenso amore è praticamente impossibile starsi lontani.

Credo invece che molti amori potranno rivelarsi passioni o sentimenti diversi e non tanto potenti come da mantenere unita la coppia per troppo tempo. Dunque la distanza può essere un banco di prova per l’ amore. Separa alcune coppie e ne rafforza altre. I veri innamorati non sapranno starsi lontani per troppo tempo e faranno in modo di ricongiungersi o decideranno di non partire più, in coloro invece in cui prevarrà la voglia di scoprire, il desiderio di viaggiare e conoscere nuovi mondi, opportunità, e fare nuovi incontri, allora l’ amore sbiadirà lentamente fino a divenire un ricordo, presto soppiantato dall’ oceano di novità.
Le domande che sorgono spontanee a questo punto sono:
L’ amore e la libertà individuale sono compatibili?
L’ amore è eterno oppure e legato al tempo?

mercoledì 11 gennaio 2012

LE EMOZIONI

Le emozioni sono stati mentali e fisiologici associati a modificazioni psicofisiologiche, a stimoli interni o esterni, naturali o appresi.
In termini evolutivi, o darwiniani, la loro principale funzione consiste nel rendere più efficace la reazione dell'individuo a situazioni in cui si rende necessaria una risposta immediata ai fini della sopravvivenza, reazione che non utilizzi cioè processi cognitivi ed elaborazione cosciente.
Le emozioni rivestono anche una funzione relazionale (comunicazione agli altri delle proprie reazioni psicofisiologiche) e una funzione autoregolativa (comprensione delle proprie modificazioni psicofisiologiche). Si differenziano quindi dai sentimenti e dagli stati d'animo.
Secondo la teoria centrale di Cannon-Bard, lo stimolo emotigeno, che può essere un evento, una scena, un'espressione del volto o un particolare tono di voce, viene elaborato in prima istanza dai centri sottocorticali dell'encefalo, in particolare l'amigdala che riceve l'informazione direttamente dai nuclei posteriori del talamo (via talamica o sottocorticale) e provoca una prima reazione autonomica e neuroendocrina con la funzione di mettere in allerta l'organismo. In questa fase l'emozione determina quindi diverse modificazioni somatiche, come ad esempio la variazione delle pulsazioni cardiache, l'aumento o la diminuzione della sudorazione, l'accelerazione del ritmo respiratorio, l'aumento o il rilassamento della tensione muscolare.
Lo stimolo emotigeno viene contemporaneamente inviato dal talamo alle cortecce associative, dove viene elaborato in maniera più lenta ma più raffinata; a questo punto, secondo la valutazione, viene emessa un tipo di risposta considerata più adeguata alla situazione, soprattutto in riferimento alle "regole di esibizione" che appartengono al proprio ambiente culturale. Le emozioni, quindi, inizialmente sono inconsapevoli; solo in un secondo momento noi "proviamo" l'emozione, abbiamo cioè un sentimento. Normalmente l'individuo che prova una emozione diventa cosciente delle proprie modificazioni somatiche (si rende conto di avere le mani sudate, il battito cardiaco accelerato, etc.) ed applica un nome a queste variazioni psicofisiologiche ("paura", "gioia", "disgusto", ecc.).
Si possono tuttavia avere delle reazioni emotive, delle quali però si è inconsapevoli, anche in assenza di modificazioni psicofisiologiche, come è stato proposto dal neuropsicologoAntonio Damasio, attraverso i circuiti del "come se". Si può inoltre avere una reazione psicofisiologica ma non essere in grado di connotarla con una etichetta cognitiva, come nel caso dell'alessitimia.
Replicando gli studi compiuti da Charles Darwin nel libro pionieristico "L'espressione delle emozioni negli uomini e negli animali" (1872), lo psicologo americano Paul Ekman ha confermato che una caratteristica importante delle emozioni fondamentali è data dal fatto che vengono espresse universalmente, cioè da tutti in qualsiasi luogo, tempo e cultura attraverso modalità simili. Come suggerisce il titolo del libro di Darwin, anche gli animali provano emozioni: hanno circuiti neurali simili, hanno reazioni comportamentali simili e le modificazioni psicofisiologiche da essi sperimentate svolgono le stesse funzioni. Allo stato attuale non è possibile affermare che gli animali provino anche i sentimenti, perché ciò richiederebbe che abbiano una forma di coscienza. Ekman, ha analizzato come le espressioni facciali corrispondenti ad ogni singola emozione interessino gli stessi tipi di muscoli facciali e allo stesso modo, indipendentemente da fattori quali latitudine, cultura e etnia. Tale indagine è stata suffragata da esperimenti condotti anche con soggetti appartenenti a popolazioni che ancora vivono in modo "primitivo", in particolare della Papua Nuova Guinea.
L'emozione ha altresì effetto sugli aspetti cognitivi: può causare diminuzioni o miglioramenti nella capacità di concentrazione, confusione, smarrimento, allerta, e così via. Il volto e il linguaggio verbale possono quindi riflettere all'esterno le emozioni più profonde: una voce tremolante, un tono alterato, un sorriso solare, la fronte corrugata indicano la presenza di uno specifico stato emotivo.
Il neonato evidenzia tre emozioni fondamentali che vengono definite "innate": paura, amore, ira.
Entro i primi cinque anni di vita manifesta altre emozioni fondamentali quali vergogna, ansia, gelosia, invidia.
L'evoluzione delle emozioni consente al bambino di comprendere la differenza tra il mondo interno ed esterno, oltre a conoscere meglio se stesso.
Dopo il sesto anno di età, il bambino è capace di mascherare le sue emozioni e di manifestare quelle che si aspettano gli altri da lui.
A questo punto dello sviluppo il bambino deve imparare a controllare le emozioni, soprattutto quelle ritenute socialmente non convenienti, senza per questo indurre condizioni di disagio psicofisico.

Classificazione delle emozioni

Le emozioni primarie, secondo una recente definizione di Robert Plutchik sono otto, divise in quattro coppie:

Altri autori hanno tuttavia proposto una diversa suddivisione.
Secondo vari autori, dalla combinazione delle emozioni primarie derivano le altre (secondarie o complesse):

lunedì 9 gennaio 2012

LE DONNE!

Un uomo pensa A, dice A. Una donna pensa A, dice B, vuole C, ma spera D, pur tenendo conto delle opinioni E ed F della amiche. Non importa che tu le abbia procurato A,B,C,D,E o F perchè in quel momento si accorgerà di aver sempre desiderato G.






                                                                                Queste  sono  le  donne  ahahahaha

La gestalt

La psicologia della Gestalt (dove la parola tedesca Gestalt significa formaschemarappresentazione), detta anche psicologia della forma, è una corrente psicologica riguardante la percezione e l'esperienza che nacque e si sviluppò agli inizi del XX secolo in Germania , per poi proseguire la sua articolazione negli USA.
La parola Gestalt fu usata per la prima volta, come termine tecnico, da Ernst Mach; in seguito Edmund Husserl e Christian von Ehrenfels ripresero il termine da Mach nelle loro teorie psicologiche a fondamento filosofico.

L'idea portante dei fondatori della psicologia della Gestalt, che il tutto fosse diverso dalla somma delle singole parti, in qualche modo si opponeva al modello dello strutturalismo, diffusosi dalla fine dell'Ottocento, ed ai suoi principi fondamentali, quali l'elementarismo. E da qui la famosa massima: " Il tutto è più della somma delle singole parti".
Le teorie della Gestalt, si rivelarono altamente innovative, in quanto rintracciarono le basi del comportamento, nel modo in cui viene percepita la realtà, anziché per quella che è realmente; quindi il primo pilastro della teoria della Gestalt fu costruito sullo studio dei processi percettivi e in una percezione immediata del mondo fenomenico.[5]
Il modello teorico della Gestalt riguardante il pensiero si oppose a quello comportamentista, secondo il quale gli animali risolvevano le problematiche con un criterio costituito da tentativi ed errori, proponendo invece un criterio di spiegazione formato dal pensiero, dalla comprensione e dalla intuizione.
Anche nel settore della psicologia sociale le teorie della Gestalt entrarono in conflitto con quelle comportamentiste, che prevedevano di spiegare il comportamento sociale solo in base alle gratificazioni sociali, quali l'elogio e l'approvazione, e proposero invece la teoria dell'attribuzione che metteva in risalto le sensazioni, le percezioni, gli obiettivi, le intenzioni, le convinzioni, le motivazioni e le credenze.
Successivamente, importanti studi furono condotti da Lewin con la teoria del campo e Goldstein con una teoria della personalità secondo la quale l'interoorganismo partecipa al comportamento.
In seguito a partire dagli anni '60, la Gestalt soffrì per alcuni decenni della sua difficoltà a misurarsi con l'avanzato metodo sperimentale e gli approccipsicometrici utilizzabili dal nascente movimento cognitivista, ed il suo modello di teoria della mente si dimostrò meno euristico di quello del cognitivismo in tutti i settori che non fossero legati alla psicologia della percezione. Solo in quest'ultimo ambito, per via di alcune difficoltà a spiegare alcuni fenomeni percettivi in un'ottica strettamente cognitivista, la Gestalt ha recuperato un limitato interesse alla fine del XX secolo. Interessante appare infatti l'attenzione agli aspetti fenomenici della percezione, che il cognitivismo ha in parte trascurato nel suo programma di ricerca. Anche se teorie sui campi elettrici del cervello hanno perso, col passare degli anni, la considerazione da parte dei fisiologi.
Per la psicologia della Gestalt non è giusto dividere l'esperienza umana nelle sue componenti elementari e occorre invece considerare l'intero come fenomeno sovraordinato rispetto alla somma dei suoi componenti: "L'insieme è più della somma delle sue parti" (posizione del molarismo epistemologico o emergentismo) allo stesso modo in cui le caratteristiche di una società non corrispondono a quelle degli individui che la costituiscono. Quello che noi siamo e sentiamo, il nostro stesso comportamento, sono il risultato di una complessa organizzazione che guida anche i nostri processi di pensiero. La stessa percezione non è preceduta dalla sensazione ma è un processo immediato - influenzato dalle passate esperienze solo in quanto queste sono lo sfondo dell'esperienza attuale - che deriva dalla Gestalt, come combinazione delle diverse componenti di un'esperienza reale-attuale. La capacità di percepire un oggetto quindi deve essere rintracciata in una organizzazione presieduta dal sistema nervoso e non ad una banale immagine focalizzata dalla retina.
Per comprendere il mondo circostante si tende a identificarvi forme secondo schemi che ci sembrano adatti - scelti per imitazione, apprendimento e condivisione - e attraverso simili processi si organizzano sia la percezione che il pensiero e la sensazione; ciò avviene di solito del tutto inconsapevolmente.
Con particolare riferimento alle percezioni visive, le regole principali di organizzazione dei dati percepiti sono:
  1. buona forma (la struttura percepita è sempre la più semplice);
  2. prossimità (gli elementi sono raggruppati in funzione delle distanze);
  3. somiglianza (tendenza a raggruppare gli elementi simili);
  4. buona continuità (tutti gli elementi sono percepiti come appartenenti ad un insieme coerente e continuo);
  5. destino comune (se gli elementi sono in movimento, vengono raggruppati quelli con uno spostamento coerente);
  6. figura-sfondo (tutte le parti di una zona si possono interpretare sia come oggetto sia come sfondo);
  7. movimento indotto (uno schema di riferimento formato da alcune strutture che consente la percezione degli oggetti);
  8. pregnanza (nel caso gli stimoli siano ambigui, la percezione sarà buona in base alle informazioni prese dalla retina).
Queste regole sono utili per spiegare diverse illusioni ottiche.
Tra gli studiosi italiani della Teoria della Gestalt sono da ricordare almeno Fabio Metelli, per studi nel campo della percezione visiva, ed in tempi recenti Gaetano Kanizsa, dei cui studi è particolarmente noto il fenomeno percettivo detto Triangolo di Kanizsa. Altri autori di rilievo, che hanno contribuito a diffondere lo studio della Teoria della Gestalt nelle università italiane, sono Paolo Bozzi e Giovanni Bruno Vicario. Alla diffusione della Gestalt in Italia contribuì anche Cesare Musatti, comunque più noto per il suo impegno di psicoanalista. Nino Di Salvatore (fondatore della Scuola Politecnica di Design di Milano nel 1954) effettuò studi di Scienza della Visione.
La psicologia della Gestalt, per via dell'influenza e delle tradizioni di ricerca avviate da questi grandi maestri, rappresentò uno di principali programmi di lavoro della psicologia sperimentale italiana tra gli anni '50 ed i primi anni '80, prima di essere progressivamente sostituita dal cognitivismo.
In alcune comunità scientifiche, come il cognitivismo e neuroscienze computazionali, le teorie della percezione della Gestalt sono criticate per essere descrittive piuttosto che esplicative della natura. Per questa ragione, esse sono viste da alcuni come ridondanti o disinformative. Per esempio, Bruce, Green & Georgeson[6] concludono nel seguente modo, per quanto riguarda l'influenza della teoria della Gestalt nello studio della percezione visiva:
"La teoria fisiologica dei gestaltisti è caduta per strada, lasciandoci con una serie di principi descrittivi, ma senza un modello di trasformazione percettiva. In effetti, alcune delle loro "leggi" di organizzazione percettiva suonano vaghe e inadeguate. Cosa si intende, ad esempio, con forma "buona" o "semplice"?"
La constatazione dell'apparente olismo nell'impostazione gestaltiana, contrastante con le evidenze sperimentali delle illusioni ottiche come interagenti, attualmente divide la critica in sostenitori della psicologia nei campi della grafica e del design (come dimostrano i molteplici corsi universitari prosecutori delle ricerche originarie della Gestalt), e ricercatori di risoluzione per una dicotomia evidente tra l'estrema precisione formale della teoria e la sua inapplicabilità in situazioni di minima complessità dei fenomeni. L'ingegneria della ricerca suimovimenti oculari propone, per esempio, un approccio empirico allo studio dei valori visivi per la percezione dell'individuo. Un complesso musicale dinamico di IDM, creato dagli Autechre, adotta il nome Gescom - abbreviativo di Gestalt communications, per un progetto che evidenzi la componente sociale dell'estetica nel già teorizzato inconscio collettivo da parte di Jung. La produzione di questo psicanalista culmina con il concetto di Sincronicità negli anni cinquanta, il quale sta alla base di una nuova interpretazione della teoria gestaltiana esposta nella tesi di laurea di Ivan Grebenshikov, dal titolo: Sincronicità emergente; ottica e quantistica in psicologia, orientate alle arti visive. Il testo teorizza una rivisitazione della Gestalt con gli strumenti della "vettorialità" nell'orientamento dei movimenti oculari (organizzazione fovealemacula-periferica), attraverso la spettrofotometria dei fotorecettori, in quanto fisicamente sensibili fino ai singoli fotoni della luce.

domenica 8 gennaio 2012

Illusioni artistiche!

Illusioni Artistiche
                  

Scott Kim - rovesciandola si legge "Inversion"

                   

Upside Down -rovesciandola si legge la stessa cosa



Akiyoshi Kitaoka

Le bande sembrano distorte ed invece sono dritte

Anche in questo caso sembrano tutte storte ed invece sono parallele

   Anche qui stessa cosa, le linee parallele sembrano addirittura un cuscino
Guardandola fissa sembra che vi sia la distorsione causata dalla calura estiva
Anche qui, guardandola fissa sembra che vi sia la distorsione causata dalla calura estiva
Una della serie dei "fantasmi visivi"
Fissandola attentamente sembra che si creino dei percorsi di colore scuro , come dei ponti, che attraversano la banda nera

Come la precedente, ma il ponte si crea tra le bande chiare

Come le precedente, ma in questo caso è il grigio che attraversa la banda dello stesso colore

Il rosso sembra di differente colore in base al quadrato dove si trova


Illusioni Artistiche
Opere di artisti che hanno come oggetto o comunque includono, illusioni ottiche.
Mauritius Cornelius Escher

Il cubo ed i nastri magici

.
Mani che scrivono

Un altro mondo
Relatività
La cascata
Illusioni Artistiche

Amanti nella rosa

.
Amanti o delfini nella bottiglia?
Cosmic Wheels

Donna o mano?

La porta per la 4^ dimensione

Una Impossibile Scacchiera

Leonardo

La quadratura del cerchio

Scala per il terrazzino

Le tre colonne

Il ponte del treno

Dall'altra parte della finestra